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Storie di fuga:
I am a refugee, just a single world. The meaning of the word refugee
can be understood only by those who have heart and are willing to
understand.
Franklin D. Roosevelt a
Fort Ontario nel 1929
Fort Ontario è un forte storico
situato presso la Città di Oswego in
Oswego
County, nello stato di
New York.
Fu uno dei molti forti costruiti dagli inglesi per proteggere l’area
attorno alla parte orientale del Lago Ontario.
Durante la Seconda Guerra Mondiale Fort
Ontario diventò un porto sicuro per i 982 rifugiati, dall’agosto del
1944 al febbraio del 1946. Fort Ontario fu il primo e unico tentativo
da parte degli Stati Uniti di dare riparo ai rifugiati ebrei durante la
guerra. Dopo la fine della guerra i rifugiati furono tenuti ancora nello
stato di internati a causa dei disaccordi sul renderli o meno cittadini
statunitensi. Solo nel gennaio del 1946 (dopo il discorso alla radio di
Truman de dicembre 1945) arrivò la decisione di dare ai rifugiati la
cittadinanza e da febbraio gli fu permesso di lasciare Fort Ontario.
Una vista aerea di Fort Ontario nel 1946
Localizzazione di Oswego e di Fort Ontario
L’incontro di 10 rifugiati
con la stampa ad Hoboken
Dopo l’incontro con la stampa, di notte, i rifugiati presero il treno che puntò verso Syracuse e poi correndo a nord su una diramazione verso Oswego, arrivando al campo, dopo circa 640 km, esattamente alle 7:30 del mattino.
Appena arrivati I rifugiati aspettarono in lunghe file per completare la loro registrazione al Fort Ontario Refugee Center in Oswego. Come afferma Ruth Gruber: “Erano stati controllati quando furono per la prima volta selezionati in Italia, per tenere fuori giornalisti e spie. Furono selezionati di nuovo ad Aversa, l’insano rifugio. Qualcuno si era ritirato durante la selezione (uno dei motivi per cui eravamo 982 e non mille). Ora li stavano selezionando una terza volta.”
La vita quotidiana
Durante il periodo trascorso a Fort Ontario, ci furono diverse nascite. - Diana Kay, nata il 6 aprile del 1945, figlia di Manya Hertmayer e Ernst Breuer (sposatisi all’interno del forte stesso). - Miriam Mary, nata il 29 settembre del 1944, figlia di Victor Franco e di Lidia. - Jack, nato il 1° giugno del 1945, figlio di Hajim Hazan e Rika. - Silvia, nata il 19 maggio del 1945, figlia di Leon Kabiljo e Seri. - Rachela Ella, nata il 12 marzo del 1945, figlia di Josef D. Levi e Maria. - Beatrice, nata il 9 dicembre del 1944, figlia di Jakob Merzer e Sonja. - Rosica, nata il 6 maggio del 1945, figlia di Moric Montiljo e Maria. - Geraldine, nata il 2 marzo del 1945, figlia di Ani Pick. - Paul, nato il 29 marzo del 1945, figlio di Nechuma Sabniewicz. - Josef, nato il 18 maggio del 1945, figlio di Azriel Wajsbrot e Rywa.
- Dagobert Barnass, morto il 12 dicembre del 1944. Lasciò la moglie. - Karoline Bleier, morta il 29 dicembre del 1944. Lasciò il marito e due figli. - Elia Montiljo, di 6 mesi, morta sulla nave, ormai quasi a New York, il 3 agosto del 1944 (vedi la sezione “Il viaggio”). Successivamente i genitori diedero vita a Rosica.
- Arpad Buechler, morto il 19 febbraio del 1945. Lasciò la moglie, quattro figli e la madre. Arpad era stato già internato a Malo (VI) con tutta la famiglia. Dopo le forti nevicate dell’inverno 1944-1945, il 19 febbraio Arpad si offrì volontario per i lavori necessari. Così descrive quei tragici momenti Ruth Gruber: “Un disgelo temporaneo cominciò a sciogliere la neve. Per tutto l’inverno, si erano formate della masse di ghiaccio attorno ai mucchi di carbone ammassati all’aperto, vicino all’entrata principale del campo. Ora il ghiaccio cominciava ad ammorbidirsi. Il mattino del 19 febbraio un gruppo di uomini arrivò per spalare il carbone, metterlo su un carro e portarlo ai forni del campo. ‘Comincerò a spalare oggi,’ si offrì Arpad Buechler. Un uomo tranquillo, nei suoi primi quaranta anni, Arpad lavorava con molta cura ad ogni incarico che gli veniva affidato. Nel giorno dello Shabbat, le persone notavano la gioia con cui guidava sua moglie, Renée, i loro quattro piccoli bambini, tutti sotto ai dieci anni, e sua madre vedova, Emilia, verso la sinagoga ortodossa. ‘Arpad, non è il tuo turno oggi!’ il suo amico Silvio Finci protestò, non troppo veementemente. ‘Va tutto bene. Spalerò oggi e tu puoi aspettare al carro.’ Arpad vangava nel carbone il più vicino al suolo, cantando felicemente. All’improvviso la sommità del mucchio di ghiaccio, sciogliendosi al sole, si staccò con un sbarramento di carbone e crollò su di lui. Le persone che lavoravano accorsero per tirarlo fuori, spingendo il carbone con le loro pale, le loro mani, i loro corpi. Quando raggiunsero Arpad, era morto.”
Gli articoli dei giornali
La visita di Eleanor Roosevelt (20 settembre 1944)
Fort Ontario oggi
Consultazioni
Oltre a tutti i siti di riferimento
segnalati in questa pagina, si consiglia di visitare il sito
http://www.kidsnet.org/cbs/haven/curriculum/documents.html
per consultare i documenti riguardanti la permanenza dei rifugiati a
Fort Ontario. |