Didattica e Shoah

Piccoli consigli al ventenne che in Italia studia la Shoah

Alberto Cavaglion, Ebrei senza saperlo, ed. L'ancora del Mediterraneo, Napoli, 2002, pp. 177-181.

 

1. Il ricordo ha una funzione etica, è un valore. Ricordare un avvenimento del passato, o una persona che non c’è più, significa compiere un’azione virtuosa, ma non è sufficiente a capire. Ricordare e capire non sono la stessa cosa. La memoria non è la storia, anche se oggi c’è la tendenza a sovrapporre le due funzioni…

2. Stai attento a chi, trattando questi argomenti, cerca di sedurti con le emozioni… Guarda con simpatia l’insegnante che cerca di conservare freddezza… Chi racconta storie di persecuzioni fermandosi alle sole emozioni non andrà lontano.

3. Ricordare è un’attività che fa stare bene se la pratichi… Anche l’oblio è parimenti confortevole, soprattutto per chi è stato ferito. Guarda con rispetto chi oppone resistenza a parlare in pubblico dei suoi guai passati e ti fa capire che vuole ricordare, sì, però a certe condizioni, lontano dai riflettori.

4. Il Vuoto di memoria (o se preferisci, l’Amnesia) è una categoria fondamentale nella cultura del nostro paese… Il problema è che nessuno ne parla perché nessuno è innocente: ognuno si porta dietro il carico di amnesie della parte a cui appartiene…

5. In ogni ordine di scuola, non si può spiegare la Shoah se prima non si spiega la storia degli ebrei, della loro cultura, della loro religione. Gli ebrei sono esseri umani come tutti gli altri, la loro storia è fatta di luci e di ombre… Adesso bisogna trovare il coraggio di dire che il fascismo non è solo Salò e l’Italiano, ebreo e non, è stato Fascista.

6. La domanda cruciale non è tuttavia: “Chi sono gli ebrei?” – che prevede una risposta cangiante a seconda delle epoche storiche. La domanda cruciale è piuttosto: “Quale ruolo possono avere gli ebrei in una società moderna?” – domanda più semplice, che deve porsi anche chi ebreo non è…

7. La Shoah non può essere imposta dall’alto, per circolare ministeriale… Non sono cose che si possano imporre per decreto. Attento a chi vuole imporre dall’alto il Dovere di ricordare. Quando s’impongono cose dall’alto, il ribellarsi è giusto…

8. … Ogni essere umano, che non sia un robot, non resiste troppi anni sui libri e sulle carte di Auschwitz… Le storie che leggerai sono sgradevoli nella sostanza, e anche nella forma, sempre che l’autore sia in buonafede. Chi racconta il Lager per confortarti, di solito è in malafede. Le storie su Auschwitz non sono state concepite per confortarti, ma per affliggerti. Se hai bisogno di essere confortato, leggi un altro libro, vai a vedere un altro film.

9. Non esiste solo la deportazione razziale. Della deportazione politica, di cui si parlava fino a poco tempo fa in termini esclusivistici, nessuno più si ricorda…

10. Diffida delle mode. Oggi la Shoah è una moda… Di essere diventati di moda, beninteso, i primi a rallegrarsene sono gli stessi ebrei, i quali dimenticano che al periodo delle vacche grasse farà seguito un nuovo periodo di vacche magre. In attesa che le cose si plachino, e si trovi la “misura giusta”…, sarà bene esercitare la memoria eticamente intesa…, rivalutando la moralità della Resistenza, caduta in disgrazia per colpa di chi venti, trent’anni fa non aveva percepito quali baratri si possono aprire a causa degli eccessi della memoria ideologica.

 

 


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