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Se sfogliassimo un vocabolario alla
ricerca del significato della parola "eutanasia" troveremmo
questa definizione:
"La morte non dolorosa, ossia il porre
deliberatamente termine alla vita di un paziente al fine di evitare,
in caso di malattie incurabili, sofferenze prolungate nel tempo o
una lunga agonia; può essere ottenuta o con la sospensione del
trattamento medico che mantiene artificialmente in vita il paziente
(eutanasia passiva), o attraverso la somministrazione di farmaci
atti ad affrettare o procurare la morte (eutanasia attiva); si
definisce volontaria se richiesta o autorizzata dal paziente"
Quando oggi discutiamo di eutanasia parliamo di un "diritto" del
paziente, ci riferiamo cioè alla "eutanasia volontaria". In altri
termini privilegiamo la sfera della volontà umana. Nella Germania
degli anni tra la Prima e la Seconda Guerra Mondiale si parlava di
eutanasia in modo molto differente.
Durante la Prima Guerra Mondiale si
era assistito ad una impressionante impennata dei decessi dei malati
cronici negli istituti di cura tedeschi: 45.000 in Prussia e più di
7.000 in Sassonia. Con molta probabilità la scarsità di cibo causata
dal conflitto aveva spinto molti medici ad affrettare la morte di
una parte di queste cosiddette "bocche inutili".
Per certi versi si era creato in tal modo un terreno favorevole ad
una sorta di "indifferenza" alla morte di individui definiti
inguaribili. In questo clima trovò terreno fertile la teorizzazione
di una "eutanasia di Stato". Nel 1920 apparve un libro dal titolo
"L'autorizzazione all'eliminazione delle vite non più degne di
essere vissute". Gli autori erano
Alfred Hoche
(1865-1943), uno psichiatra e
Karl Binding
(1841-1920) un giurista.
Hoche e Binding di fatto svilupparono un concetto di "eutanasia
sociale". Secondo i due il malato incurabile era da
considerarsi non soltanto portatore di sofferenze personali ma anche
di sofferenze sociali ed economiche.
Da un lato il
malato provocava sofferenze nei suoi parenti e - dall'altro -
sottraeva importanti risorse economiche che sarebbero state più
utilmente utilizzate per le persone sane. Lo Stato dunque - arbitro
della distribuzione delle ricchezze - doveva farsi carico del
problema che questi malati rappresentavano. Ucciderli avrebbe così
ottenuto un duplice vantaggio: porre fine alla sofferenza personale
e consentire una distribuzione più razionale ed utile delle risorse
economiche.

Alfred Hoche (1865 - 1943) |


Emmi G., di soli 16 anni, fu una delle 70.000 vittime del programma
T4. Giudicata "schizofrenica" venne sterilizzata. Successivamente
venne uccisa con una overdose di tranquillanti.

New York 1932: Terzo congresso mondiale di eugenetica |