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La famiglia Chilesotti e la prof.ssa Lattes

 
Testimonianza inserita nella dispensa del Comune di Thiene (VI) in occasione della giornata della memoria, per i docenti delle scuole cittadine.

Inviata da Giovanni Tessari, consigliere comunale e segretario dell'ANPI, Thiene, 27 gennaio 2007

Alla famiglia Chilesotti di Thiene, nota per la medaglia d’oro della Resistenza Giacomo Chilesotti, va un altro merito, meno noto ai più, di alto valore morale, quello di aver aiutato, durante gli anni della repubblica di Salò, una professoressa ebrea a salvarsi. Dopo l’8 settembre, gli ebrei, italiani e non, che vivevano dentro i confini della Repubblica di Mussolini, furono in grave pericolo e molti presero la via, con i vagoni piombati, verso la distruzione nei lager nazisti. Il racconto che segue è frutto di una conversazione con la sig.ra Ilaria Chilesotti, figlia di Maria Elisa Vaccari e del dott. Basilio, uno dei fratelli di Giacomo, a quel tempo prigioniero degli Inglesi in Africa.

La famiglia Chilesotti, per meglio precisare la sig.ra Maria Tomba Chilesotti, mamma di Giacomo, nascose la prof.ssa Laura Lattes per circa un anno in un appartamento che possedeva a Padova, in piazzale Pontecorvo, e che veniva usato durante gli studi universitari dai suoi figli. A quell’epoca, per evitare che risultasse sfitto e che venisse requisito, l’appartamento era abitato da Maria Elisa Vaccari, allora fidanzata di Basilio, che, con la sua presenza, poté meglio tutelare la sicurezza dell’ospite, evitando che la signora Lattes avesse motivo per uscire ed essere così notata dai vicini. Maria Elisa provvedeva a tutto, a fare la spesa e ad ogni altra incombenza. A distanza di tanti anni, la figlia Ilaria ricorda solo alcuni flash dei racconti che la madre le faceva: una volta suonarono al campanello perché da una finestra oscurata filtrava un po’ di luce, durante il coprifuoco, e la mamma, prontamente, giustificò il fatto con la presenza al piano di sopra della vecchia madre; con una certa frequenza, di sera, col buio, arrivava il marito della professoressa, Tiberio Tonolli, che partiva in bicicletta da Sandrigo; durante le lunghe giornate passate chiuse in casa la prof.ssa Lattes aiutò la mamma, che, pur avendo studiato dalle suore, non aveva ancora un titolo di studio, a conseguire il diploma di scuola tecnica preparandola nelle materie umanistiche; la lunga convivenza nell’appartamento dei Chilesotti a Padova, vissuta tra paure e ansie, fece nascere fra Laura Lattes e Maria Elisa Vaccari una profonda amicizia, nonostante i trent’anni di differenza d’età.

Ad aiutare Laura Lattes a raggiungere l’appartamento di Padova, fu Domenico Pigato, detto “il Moro” segretario del Fascio di Sandrigo , amico di famiglia dei Tonolli. Appena giunse a Sandrigo il telegramma del prefetto che ordinava l’arresto di tutti gli ebrei, corse ad avvertire gli amici e si decise in tutta fretta di far allontanare da casa la prof.ssa. È lo stesso figlio del Pigato, dott. Leandro, allora quindicenne, veterinario e da moltissimi anni nostro concittadino a raccontare la missione che gli affidò il padre: accompagnare la professoressa, di buon mattino, per strade secondarie, con la carrozza (timonella) di famiglia, fino alla stazione ferroviaria di Carmignano di Brenta. Molto probabilmente da qui raggiunse in treno Padova.

Qui si collega la testimonianza della prof.ssa Giovanna Dalla Pozza Peruffo, la cui famiglia era legata da stretta amicizia coi Tonolli. A lei risulta che i Chilesotti si adoperarono, con la mediazione di una loro precettrice, a trovare un nuovo rifugio alla sig.ra Lattes, quando, verso la fine del 1944, l’appartamento padovano non sembrò più sicuro. Infatti riuscirono a far accogliere la signora a Venezia in un istituto di suore, che la tennero nascosta tra di loro, vestita, appunto, da suora, fino alla Liberazione.

Alcuni contributi che possono essere di chiarimento, vengono dalla sig.ra Teresa Ranzolin Chilesotti, moglie di Pietro, fratello di Giacomo. Il motivo del trasferimento della prof.ssa Lattes dall’appartamento di Padova, situato nel palazzo della contessa Manzoni, a Venezia, potrebbe essere nato dalla preoccupazione di Giacomo Chilesotti, su cui era stata posta dai nazifascisti una grossa taglia, che i nazifascisti potessero cercarlo anche in quel luogo, esponendo così l’ospite al pericolo di essere arrestata. Inoltre il collegamento che aprì le porte dell’istituto religioso di Venezia e assicurò alla Lattes un nascondiglio sicuro fino alla fine della guerra, potrebbe essere stata suor Agape della congregazione delle suore Dorotee, di cognome Carretta, che in gioventù, essendo maestra, fece da istitutrice alle giovani signorine Ranzolin.

Questa in breve la figura della professoressa Lattes.

Laura Lattes, nata a Venezia nel 1883, si era trasferita a Vicenza dove aveva conseguito il diploma magistrale e dove aveva trovato amicizie profonde che l’accompagnarono per tutta la vita. Nel 1914 aveva conseguito la laurea in letteratura italiana a Firenze, e, dopo aver insegnato in varie città italiane, nel 1934 era tornata a Vicenza, vincitrice di cattedra all’Istituto magistrale “Don G. Fogazzaro”. Nel 1938 fu allontanata dall’insegnamento, come tutti gli ebrei italiani, a seguito delle leggi razziali e costretta ad insegnare nella “scoletta ebraica” di Padova ad allievi allontanati come lei dalle scuole di Stato. La prof.ssa era sposata con il pianista Tiberio Tonolli di Sandrigo, non ebreo. Una piccola curiosità viene raccontata dalla sig. Dalla Pozza quando ricorda che la prof.ssa non chiamava mai il marito per nome, ma sempre affettuosamente con l’appellativo “maestro”. Nel 1947 Laura Lattes tornò ad insegnare a Vicenza fino al 1950, anno del suo pensionamento. La sua vita fu dedicata totalmente all’insegnamento; scrisse vari testi didattici per le scuole. Morì a Vicenza nel 1978. Anche se nata a Venezia, Laura Lattes fu a pieno titolo “vicentina”, di adozione e di elezione, e le sue opere di scrittrice, per la gran parte di letteratura infantile, sono conservate presso la Biblioteca Civica Bertoliana.

Il racconto della sig.ra Ilaria Chilesotti si conclude, con un aneddoto che la mamma amava ripetere spesso: durante gli allarmi aerei, le due donne preferivano, per ovvi motivi, evitare di scendere nel rifugio e rimanevano in casa, magari sistemandosi nello spazio delle porte, protette dall’architrave, come suggerito dallo zio ing. Giacomo. La cosa non era sfuggita ad una vicina che si complimentava per il coraggio e lo sprezzo del pericolo che dimostravano. La prof.ssa Lattes rispondeva, sospirando, che non si trattava di coraggio... Alla fine della guerra la cara vicina, quando seppe la vera identità della signora, capì a cosa alludesse quando diceva che il coraggio c’entrava poco!

 

Articolo tratto da http://www.gariwo.net/pagina.php?id=1518.