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Civili angloamericani internati nei comuni

Inglesi

 

All’inizio furono erroneamente scambiate per ebree. Elsa Helbriegel, vedova del Barone Von Knoblauch, nacque a Berlino il 2 dicembre 1872, mentre la figlia, Vera Luisa Matilde Von Knoblauch, era nata a Indorf il 9 giugno 1900. Il barone Von Knoblauch, nato cittadino tedesco, si era naturalizzato inglese prima del 1914, tanto che per questo motivo durante la Grande Guerra la sua famiglia, residente in Germania, fu internata.

 

Vicenza

 

Da Venezia era già giunta a Vicenza, il 20 luglio 1940, Florence Rey Mann, di Enrico e di Rey Vittoria, nata a Londra l’8 novembre 1870. Residente nella città lagunare da alcuni anni, la predetta si arrangiava prestando lezioni di lingue e vivendo di qualche risparmio. La Prefettura veneziana il 3 luglio 1940, nonostante l’età avanzata (nel novembre 1940 avrebbe compiuto infatti 70 anni), la ritenne un elemento «genericamente sospetto», proponendola per l’internamento in una provincia dell’entroterra veneto. In un primo tempo, tuttavia, fu concesso alla suddita britannica di soggiornare nell’abituale residenza «anche in tempo di emergenza», finché, in adempimento delle disposizioni riguardanti l’espulsione di stranieri dalle sedi di importanza militare marittima, il 17 luglio fu definitivamente allontanata da Venezia con foglio di via obbligatorio per Vicenza. Tre giorni dopo, Florence Rey Mann si presentò regolarmente alla locale Questura e successivamente prese dimora a Vicenza, in via Alessandro Rossi n° 1.

 

Americani

 

Valli del Pasubio

 

Dopo l’attacco giapponese su Pearl Harbour, in conseguenza della dichiarazione di guerra agli Stati Uniti d’America, il Ministero dell’Interno si apprestò ad internare tutti i civili statunitensi presenti nei territori italiani[1]. Uno di questi venne confinato nel comune di Valli del Pasubio: si chiamava Gustav Kenneth Wood Triest. Nato a New York il 20 ottobre 1895, da una famiglia di origine tedesca, il cittadino americano, scrittore di mestiere, all’inizio dello stato di guerra tra Italia e Stati Uniti, abitava da un anno nel comune di Castelmuschio (Omišalj, nell’isola di Veglia-Krk) nel quale si era stabilito dopo aver vissuto quattro anni ad Abbazia (Opatija). A Castelmuschio Gustav Kenneth non aveva nessuna occupazione e, da ultimo, si era ritrovato in ristrettezze economiche non avendo potuto più ricevere alcun sussidio dal padre residente a New York. Obbligato a trasferirsi in una località militarmente poco importante, l’americano scelse di essere mandato a Vicenza e così il 23 dicembre 1942 fu là inviato.

Le vicende personali dell’internato non restano prive di curiosità. Le lettere trasmesse al Ministero dell’Interno con le quali lo zio del Kenneth cercò di farlo trasferire per motivi di salute in una località del sud Italia, ci informano del particolare episodio di cui egli fu protagonista in gioventù. Germanofilo da sempre, Gustav Kenneth durante la prima guerra mondiale si arruolò nell’esercito inglese con la volontà di essere mandato sul fronte occidentale, ma di disertare alla prima occasione. A causa della sua avventatezza, però, il piano immaginifico fallì e, scoperto dagli inglesi, Kenneth rischiò di essere fucilato come spia tedesca. Solo all’ultimo momento l’imprudente nipote fu liberato grazie alla personale intercessione di un assai illustre conoscente del padre: niente di meno che l’ex Presidente degli Stati Uniti, Theodor Roosevelt.

Durante il periodo di internamento a Valli del Pasubio, nonostante la povertà aggravasse il suo stato di salute, soprattutto nei mesi invernali (egli possedeva solo un vestito rovinato e un paio di scarpe rotte non sufficienti a sopportare il clima rigido)[2], l’internato poté confortarsi con il buon animo degli abitanti e la bellezza del luogo[3]. A Valli del Pasubio Gustav Kennet Wood Triest rimase fino al luglio 1944 e cioè fino a quando fu arrestato dalle milizie fasciste e deportato in Germania. Della sua fine ci dà qualche particolare Lino Brandellero, un giovane allora diciottenne di Valli fermato, in quanto renitente alla leva, lo stesso giorno (o poco dopo) del Kenneth:

 

Quella sera presero me ed un americano, anzi quest’ultimo era già lì alle scuole quando arrivai io. Fui fortunato ad incontrare questo americano, che parlava alla perfezione il tedesco. Era uno che abitava qui, aveva sposato una tedesca, poi fummo prigionieri insieme e lui ne uscì matto”.[4]

 

 


[1] Il Ministero quantificò in 32 gli americani internati in Italia: il 26 agosto 1943 ne segnalò alla Croce Rossa Italiana i nomi e le rispettive località d’internamento. ACS, MI, DGPS, Div. aff. gen. e ris., Massime, b. 7, f. Americani internati, «Ministero dell’Interno, Roma 26.8.1943, alla Croce Rossa Italiana».

[2] La miseria nella quale versava l’internato lo indusse a richiedere alla Prefettura di Vicenza il trasferimento in un campo di concentramento dove pensava di ottenere maggior assistenza, poi, l’invio di nuovi capi di vestiario e di biancheria. Mentre alla prima richiesta non seguirono risposte positive, alla seconda la Prefettura diede parere favorevole. Ivi, «Telegramma dalla Regia Prefettura di Vicenza al Ministero dell’Interno, 25 febbraio 1942 ore 8» e «Regia Prefettura di Vicenza al Ministero dell’Interno, 15 giugno 1942».

[3] Così, nel maggio 1942, scrisse la figlia del Kenneth al padre internato: «[…] Sono felice che stai bene e che la gente è così buona. Il paese come lo descrivi, mi pare mio sogno per le vacanze […]». La Lettera è tradotta dal tedesco. Ivi, «Traduzione. Berlino 29 maggio 1942».

[4] La testimonianza di Lino Brandellero, classe 1926, è riportata nell’opera di Paolo Savegnago e Luca Valente, Il mistero della Missione giapponese. Valli del Pasubio, giugno 1944: la soluzione di uno degli episodi più enigmatici della guerra nell’Italia occupata dai tedeschi,Cierre, Verona 2005, p. 362.