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Note

A seguito delle ulteriori ricerche di archivio, è stato possibile chiarire la situazione riguardante alcuni internati la cui presenza in provincia di Vicenza risulta dubbia, tra cui i 10 ebrei indicati alla fine degli elenchi, (ultima pagina presente in http://www.dalrifugioallinganno.it/archivionew/archu-z/index.html) ma non inseriti ufficialmente nel conteggio.

 

Arzignano

Le due coppie di coniugi Gotlich Leone e Beatrice Stankovich, Gotlich Reginaldo (fratello di Leone) e Elisabetta Herbeli  sono state sicuramente internate ad Arzignano. Nell'Archivio di Stato di Vicenza non c'è una cartella che li riguarda direttamente, ma è possibile risalire ad alcuni dettagli riguardanti la loro permanenza ad Arzignano tramite la Corrispondenza Generale (Fondo Questura, Ebrei internati, busta 1).

Il 4 marzo del 1942, i quattro fecero pervenire alla Questura di Vicenza, tramite il Comune di Arzignano, una richiesta per potersi recare a Vicenza per acquisti che non era possibile fare ad Arzignano. In particolare chiesero di poter andare nel capoluogo o lunedì 9 o martedì 10 marzo.

 

Il 17 marzo del 1942 giunse una nuova richiesta. Questa volta furono le due signore, Beatrice ed Elisabetta, a chiedere di poter frequentare una volta alla settimana un corso privato di taglio, già iniziato il 27 gennaio del 1942 presso la Scuola Professionale in Via SS Apostoli. Il corso, che aveva preso avvio il 1° dicembre del 1941, terminò il 31 maggio del 1942. Si teneva il martedì e  il venerdì dalle 14.30 alle 17.30. Le due internate dichiararono che stavano frequentando il corso già tempo prima del trasferimento ad Arzignano.

 

In conclusione i documenti attestano la presenza dei quattro internati citati.

 

Enego

 

Come si può notare dagli elenchi degli ebrei internati in provincia di Vicenza, per il comune di Enego è indicato anche MENDLER Lipa.

In realtà ad Enego furono internati alcuni suoi parenti che condivisero con lui una parte del percorso di internamento in Italia. Si tratta di sua sorella Karolina, di suo fratello Israel, della moglie e del figlio di quest’ultimo (Debora Gottselig e Wilhelm Mendler) ed infine del fratello della Gottselig, Moses.

 

Alcuni degli ebrei qui citati, tra cui Lipa, raggiunsero Bengasi nel 1940. A seguito dell’inizio delle ostilità in Africa Settentrionale, furono internati nella città libica, prima alla caserma Torelli, poi in un campo baraccato nel deserto. Per l’approssimarsi delle operazioni belliche i profughi furono imbarcati sul piroscafo “Esperia” e giunsero a Napoli il 29.08.1940. Dopo aver trascorso tre settimane nel carcere di Poggioreale, furono tradotti nel campo di concentramento di Ferramonti di Tarsia. Successivamente tutti i 302 ebrei di quel gruppo furono internati in vari comuni italiani. In provincia di Vicenza ne arrivarono 31, tra cui la famiglia Mandler, ma non Lipa che invece fu assegnato alla provincia di Lucca.

 

Lipa (Leopoldo) (http://www.nomidellashoah.it/1scheda.asp?nome=Leopold&cognome=Mendler&id=8119), figlio di Isak e di Sara Singer, nato a Wejniez, in Polonia, il 17.01.1896,  arrivò a Lucca il 16.10.1941. Risulta a Castelnuovo Garfagnana il 18.10.1943. In quest’ultima località fu arrestato da italiani il 30.11.1943. Detenuto nel campo di concentramento di Bagni di Lucca e poi nelle carceri di Lucca, Firenze e Milano, il 30.01.1944 fu deportato da Milano ad Auschwitz. Risulta immatricolato nel campo con il numero 173450. Morì in luogo ignoto dopo il 17.03.1944.

 

Sua moglie, Henni Saphier, (http://www.nomidellashoah.it/1scheda.asp?id=6896) nata a Jaslo, in Polonia, il 23.04.1900, subì la sua stessa sorte.

 

Mentre il resto della famiglia, internata in provincia di Vicenza, si salvò (il 16% degli ebrei precedentemente provenienti da Bengasi furono deportati dal vicentino, 5 su 31), Lipa e quasi tutti quelli del “gruppo Bengasi” internati nel lucchese (13 su 15, circa l’87%) furono deportati. Per gli strani incroci del destino, Lipa e sua moglie furono deportati con lo stesso treno che condusse ad Auschwitz gli ebrei arrestati in provincia di Vicenza e detenuti nel campo di Tonezza del Cimone.

 

Lusiana

 

È possibile dire con certezza che a Lusiana fu internato Pietro Vais. Il fascicolo di Vais Pietro (Fondo Questura, Ebrei internati, busta 4) comprende solo due documenti. Uno è dell’1 agosto del  1945 e proviene dall’Ente Assistenza Comunale di Bari dove Pietro era riuscito a fuggire dopo l’armistizio. Come era prassi all’epoca, l’ECA di Bari scrisse al comune di internamento, in questo caso Lusiana, per accertamenti sul periodo di domiciliazione coatta e sul sussidio ricevuto.

 

Il secondo documento è del 2 ottobre del 1945, inviato dai Carabinieri di Lusiana alla Questura di Vicenza a seguito di un’indagine disposta per poter rispondere all’ECA di Bari. Si apprende così che l’internamento a Lusiana è durato dal 26 novembre del 1941 al 15 settembre del 1943. Il documento fa riferimento anche alla moglie e al figlio di Pietro, rispettivamente Stern Caterina e Vais Paolo, ponendoli a carico del marito per quanto riguarda il conseguimento del sussidio che spettava nel dopoguerra a coloro che non potevano tornare immediatamente in patria. Si precisa, però, che la moglie e il figlio non erano stati internati con il capofamiglia a Lusiana. Se ne deduce che dei tre era presente solo Pietro.

 

Marostica

 

L’internata di cui non si avevano precise notizie era Armuth Edith. Quest’ultima sarebbe dovuta arrivare in Italia con lo zio Maurizio. Al momento della conferma per l’assegnazione all’internamento in un comune del vicentino, in un documento del 21 novembre 1941, è possibile leggere che a Maurizio venne accordato il permesso, mentre per Edith si consigliava un ulteriore soggiorno a Sussak. In effetti, la presenza di Maurizio risulta dai successivi documenti, mentre  Edith non compare più nella documentazione relativa a Marostica.

Da altri documenti indicati nel database di Anna Pizzuti, Edith Armuth risulta a Marostica (http://www.annapizzuti.it/database/ricerca.php?a=view&recid=0).

 

Montebello

 

Il dubbio riguardava Ruth Fenny. Le informazioni sono scarse. Fatto sta che a Montebello è internato anche suo marito e quindi è molto probabile che siano stati internati insieme. Successivamente furono trasferiti a Sandrigo.

 

Noventa Vicentina

 

Korian Halina e il marito Tobolski Mario stavano per arrivare a Noventa a seguito della richiesta del padre di Halina, Giuseppe Korian. Avevano avuto il nulla osta da Spalato (23 ottobre 1942) e dal Ministero degli Interni (16 novembre 1942). Nel frattempo, però, la Questura di Vicenza si pronunciò negativamente riguardo al loro arrivo  e la Prefettura di Spalato comunicò al Ministero che la Questura di Vicenza, il 4 novembre, aveva dato parere negativo e quindi il trasferimento venne bloccato. I due avrebbero dovuto raggiungere il papà e la mamma di Halina, ovvero Giuseppe Korian ed Eva Stein, così com’era già successo per l’altra figlia, Irene, e suo marito Otto Schwarz. 

 

Per la storia di Giuseppe va aggiunto che, dopo l’armistizio, fu arrestato e tenuto, insieme alla moglie, nell’Ospedale di Noventa, a causa delle gravi condizioni di salute, già manifestate durante l’internamento. Il destino che li attendeva era certo: prima o poi sarebbero stati consegnati ai tedeschi. Al momento opportuno, però, i due coniugi scapparono dall’ospedale insieme a Trieste Guido fu Giuseppe di 64 anni, inviato nell’ospedale di Noventa dal campo di Vo' Euganeo (Padova). Dopo la guerra i due Korian sono ancora a Noventa e lì Giuseppe muore il 20 ottobre del 1945. A quel punto la burocrazia precisa che il sussidio di capofamiglia (30 £) spettava ora alla moglie (prima prendeva 20 £).

 

Sandrigo

 

Herzog (Kerzog) Oscar era il cugino di Ella Azriel che, il 12 luglio 1942, chiese il  trasferimento di Oscar. Lo stesso Oscar fece domanda per raggiungere la cugina il 9 agosto 1942. Nessuna delle due domande fu accolta e quindi Oscar non arrivò mai a Sandrigo.

 

Valli del Pasubio

 

I casi dubbi riguardavano Obersohn Fritz e Luigi, oltre a Rendelj Ivo.

 

I telegrammi sulla ricerca degli ebrei fuggiti da Valli dopo l’armistizio, datati 4 dicembre 1943 e 13 dicembre 1943, riportano i loro nomi tra gli ebrei presenti a Valli e ricercati in tutte le province.

 

Per la precisione viene riportato il nome di Rendelj Ivo di anni 9. Dai dati precedenti risultava l’anno di nascita, il 1934, e quindi i dati coincidono. Sul telegramma, Ivo è inserito nella famiglia Rendelj subito dopo Rendelj Draga, ma Draga è la mamma di Milin Giovanni, nato nel 1933, il cui nome manca nel telegramma. Ora, Ivo o Ivan non è altro che il corrispettivo dell’italiano Giovanni. Può darsi che il figlio di Draga venisse chiamato ormai con il cognome della mamma, visto che del marito non ci sono tracce. È  possibile, quindi, che si tratti della stessa persona. 

 

Per gli Obersohn sono sempre i due telegrammi citati che permettono di far luce. Anche loro erano internati, anche se in realtà nei telegrammi sono segnalati Fritz di anni 30 e Lily di anni 31. Può darsi che il nome Luigi, precedentemente riportato, sia dovuto ad una svista o ad una errata ricopiatura. Le date di nascita di Miroslav Obersohn e della moglie Livia Stern coincidono con l’età di Fritz e Lily. In questo caso Fritz potrebbe essere Miroslav e Lily potrebbe essere Livia.

 

Altri ebrei internati

Per quel che riguarda gli ebrei di cui non conosciamo il comune di internamento, non ci sono documenti riguardanti Cszopp Bernardo, Buchsbaum Curt, Lindner Edita, Lindner Elena e Schoren Maria. 

 

I primi due sono indicati sul Libro della Memoria, ma non sono presenti in nessun documento degli archivi che possa ricondurli alla provincia di Vicenza.

L'unica traccia relativa a Buchsbaum è un documento del luglio del 1942 riguardante gli ebrei precettati al lavoro (www.dalrifugioallinganno.it/tonezza_int.htm).

Edita ed Elena compaiono solamente su un documento stilato dal medico del campo di concentramento di Tonezza del Cimone, ma non ci sono altre informazioni circa la loro presenza in provincia di Vicenza, né sulla loro deportazione.

Schoren Maria compare in un elenco generale, ma non c'è nessun documento che possa attestare la sua presenza. Probabilmente aveva un rapporto di parentela con qualcuno degli internati e compariva in lettere o altri documenti, ma non è mai giunta in provincia di Vicenza.