Archivio

Altri stranieri internati

Marostica

 Albanesi

 

- Anastasio Filip, di Petro e di Froschina Gjati, nato a Kostari-Delvinë il 20 ottobre 1874

- Ceko Vasil, di Spiro e di Eleni Balilla, nato a Kostari-Delvinë il 5 febbraio 1895

- Cika Vangile, di Panatoti e di Vacillo Gjoka, nato a Kostari-Delvinë il 15 marzo 1892

- Kallojeros Alesi, di Spiro e di Froschima Ceko, nato a Kostari-Delvinë il 20 gennaio 1913

- Kiko Belas, di Tomas, nato a Bresa (Argirocastro) nel 1874

- Pauli Gogo, di Spiro e di Maria Shetto, nato a Vuno-Himarë (Valona) il 1 aprile 1903

- Rapo Dimitri, di Nikolla e di Urania Likoka, nato a Himarë-vlorë il 15 settembre 1910, albergatore

- Rkasarhos Jorgo, di Thimjo e di Maria Coparka, natro a Kostari-Delvinë il 15 aprile 1910

- Spiro Thoma, di Ziso e di Maria Hristu, nato a Finiq-Delvinë il 20 marzo 1903

- Xhelil Bariam, di Baio, nato a Kuci (argirocastro) nel 1896

- Xhucia Paloka, di Hila, nato a Scutari il 30 marzo 1903

- Xhuli Petro, di Toma e di Magdhalini Thodhori, nato a Kostari-Delvinë il 20 aprile 1922

- Zoto Foto, di Nikolla e di Cico Papa, nato a Finiq-Delvinë il 20 dicembre 1893

 

Inglesi

 

All’inizio esse furono erroneamente scambiate per ebree. Elsa Helbriegel, vedova del Barone Von Knoblauch, nacque a Berlino il 2 dicembre 1872 mentre la figlia Vera Luisa Matilde Von Knoblauch era nata a Indorf il 9 giugno 1900. Il barone Von Knoblauch, nato cittadino tedesco, si era naturalizzato inglese prima del 1914 tanto che per questo motivo durante la Grande Guerra la sua famiglia, residente in Germania, fu internata.

 

Valli del Pasubio

 

Dopo l’attacco giapponese su Pearl Harbour, in conseguenza della dichiarazione di guerra agli Stati Uniti d’America, il Ministero dell’Interno si apprestò ad internare tutti i civili statunitensi presenti nei territori italiani[1]. Uno di questi venne confinato nel comune di Valli del Pasubio: si chiamava Gustav Kenneth Wood Triest. Nato a New York il 20 ottobre 1895 da una famiglia di origine tedesca, il cittadino americano, scrittore di mestiere, all’inizio dello stato di guerra tra Italia e Stati Uniti, abitava da un anno nel comune di Castelmuschio (Omišalj, nell’isola di Veglia-Krk-) nel quale si era stabilito dopo aver vissuto quattro anni ad Abbazia (Opatija). A Castelmuschio Gustav Kenneth non aveva nessuna occupazione e da ultimo, si era ritrovato in ristrettezze economiche non avendo potuto più ricevere alcun sussidio dal padre residente a New York. Obbligato a trasferirsi in una località militarmente poco importante, l’americano scelse di essere mandato a Vicenza e così il 23 dicembre 1942 fu là inviato.

Le vicende personali dell’internato non restano prive di curiosità. Le lettere trasmesse al Ministero dell’Interno con le quali lo zio del Kenneth cercò di farlo trasferire per motivi di salute in una località più meridionale, ci informano del particolare episodio di cui egli fu protagonista in gioventù. Germanofilo da sempre, Gustav Kenneth durante la prima guerra mondiale si arruolò nell’esercito inglese con la volontà di essere mandato sul fronte occidentale ma di disertare alla prima occasione. A causa della sua avventatezza, però, il piano immaginifico fallì e, scoperto dagli inglesi, Kenneth rischiò di essere fucilato come spia tedesca. Solo all’ultimo momento l’imprudente nipote fu liberato grazie alla personale intercessione di un assai illustre conoscente del padre: niente di meno che l’ex Presidente degli Stati Uniti, Theodor Roosevelt. Durante il periodo di internamento a Valli del Pasubio, nonostante la povertà aggravasse il suo stato di salute soprattutto nei mesi invernali (egli solo possedeva un vestito rovinato e un paio di scarpe rotte non sufficienti a sopportare il clima rigido)[2], l’internato poté confortarsi con il buon animo degli abitanti e la bellezza del luogo[3]. A Valli del Pasubio Gustav Kennet Wood Triest rimase fino al luglio 1944 e cioè fino a quando fu arrestato dalle milizie fasciste e deportato in Germania. Della sua fine ci dà qualche particolare, Lino Brandellero, un giovane allora diciottenne di Valli fermato, in quanto renitente alla leva, lo stesso giorno (o poco dopo) del Kenneth:

“Quella sera presero me ed un americano, anzi quest’ultimo era già lì alle scuole quando arrivai io. Fui fortunato ad incontrare questo americano, che parlava alla perfezione il tedesco. Era uno che abitava qui, aveva sposato una tedesca, poi fummo prigionieri insieme e lui ne uscì matto” [4].

 

Vicenza

 

Da Venezia era già giunta a Vicenza il 20 luglio 1940 Florence Rey Mann, di Enrico e di Rey Vittoria, nata a Londra l’8 novembre 1870. Residente nella città lagunare da alcuni anni, la predetta si arrangiava prestando lezioni di lingue e vivendo di qualche risparmio. La Prefettura veneziana il 3 luglio 1940, nonostante l’età avanzata (nel novembre 1940 avrebbe compiuto infatti 70 anni), la ritenne un elemento «genericamente sospetto» proponendola per l’internamento in una provincia dell’entroterra veneto. In un primo tempo, tuttavia, fu concesso alla suddita britannica di soggiornare nella abituale residenza «anche in tempo di emergenza», finché, in adempimento delle disposizioni riguardanti l’espulsione di stranieri dalle sedi di importanza militare marittima, il 17 luglio fu definitivamente allontanata da Venezia con foglio di via obbligatorio per Vicenza. Tre giorni dopo Florece Rey Mann si presentò regolarmente alla locale Questura e successivamente prese dimora a Vicenza in via Alessandro Rossi n° 1.

 

Lonigo

 

Religiosi maltesi

 

-       Bouchatziar (Buchagiar) Giovanni di Rodolfo (greco) e Maria Monelli, nato ad Atene il 20/01/1923. Religioso. A Lonigo dal 21/12/1940

-       Cachia Emanuele di Alberto e fu Cutajar Giovanna, nato a Malta il 19/12/1918. Religioso.

-       Cauchi Filippo di Carmelo, trasferito. Religioso.

-       Eminyan Maurizio di Pasquale e Maria Camilleri, nato a Malta il 30/04/1922. Studente, religioso. Presso Seminario Missioni Estere Casa dei Gesuiti a Lonigo.

-       Fenech Salvatore di Angelo, trasferitosi a Galloro (Roma) il 22/12/1942. Religioso.

-       Gatt Carmelo di Emanuele e Rosina Darmanin, nato a Malta il 28/10/1922. Religioso.

-       Vella Antonio di Andrea, trasferito. Religioso.

-       Wirth Edoardo di Paolo. Poi a Cuneo. Religioso.

-       Wirth Francesco Giovanni di Francesco e Dinghi Carnava Elena, nato a Malta il 21/12/1921. Suddito inglese. Religioso. Poi a Gallarate. In vacanza a Trento dal 18/07 al 22/08 1942 con Emnyan, Gatt Carmelo e Bouchatziar.

-       Wirth Vittorio Antonio, fratello di F. Giov., nato a Malta il 13/06/1924. Religioso.

 

-----------------------------------------------------

Ex jugoslavi

 

Il 7 giugno 1942 pervenne a Vicenza un primo gruppo di civili. Essi erano 16 sloveni inviati direttamente dalla Federazione dei Fasci di Combattimento di Lubiana a quella di Vicenza in quanto avevano richiesto la protezione italiana. Questo gruppo composto da 7 uomini, 5 donne e 4 bambini, per la metà era formato da un unico nucleo famigliare, quello dei Salakovic. Non sappiamo dove e per quanto tempo essi risedettero nella provincia: certo è che 3 fecero presto ritorno nei luoghi di provenienza mentre alcuni si fermarono a Vicenza presso l’Albergo “La Vigna” poiché la Federazione dei Fasci del Capoluogo berico ricevette da tale Albergo la ricevuta di pagamento per il vitto e l’alloggio dato a 8 «ex jugoslavi» tra il 1° e il 5 novembre 1942.

Tranne di uno, non si conoscono i nomi degli appartenenti al secondo gruppo di 29 sloveni sfollati da Lubiana e giunti a Vicenza il 31 agosto 1942, né si conosce il luogo dove vennero internati. Sappiamo però che essi, desiderosi di affermare la loro lealtà al fascismo, o forse semplicemente per “chiarificare” la loro posizione di “internati-profughi-sfollati-protetti” ma, comunque, (come si definirono) di “perseguitati”, attraverso il loro capogruppo, inviarono il 1° settembre 1942 a Mussolini un messaggio di dedizione:

«Duce, Duce nostro il gruppo dei Perseguitati della Provincia di Lubiana assegnati a Vicenza, Vi pregano di voler ricevere le espressioni della loro profonda riconoscenza e fedeltà. Fto. Molek Giuseppe Capogruppo»[5]

 

Dall’Alto Commissariato di Lubiana fu previsto l’arrivo di altri 27 sloveni «internati» a scopo protettivo ma, mancando ulteriori segnalazioni della Prefettura di Vicenza, è poco comprensibile se ciò è effettivamente avvenuto.

Invece non ci sono dubbi sui «congiunti dei ribelli» -per lo più donne e bambini- arrivati dalla Provincia di Fiume nel giugno ‘42. Di loro si conoscono sia i nomi sia i comuni vicentini nei quali vennero suddivisi: due famiglie (tot. 8 persone) furono internate nel comune di Nove, una famiglia assieme ad un singolo (tot. 6 persone) nel comune di Trissino e, infine tre famiglie (tot. 9 persone) nel comune di Chiampo. Tutti furono ammessi a fruire del trattamento economico previsto per gli internati politici e, per quanto riguarda la sorveglianza, furono sottoposti al sistema dell’ammonizione.

 

Nove

-       Scherl Antonio, di Giuseppe e di Gril Maria, nato a Castel Jablaniza il 28 aprile 1893, possidente, residente a Bitigne;

-       Scherl Antonio, di Antonio e di Decleva Maria Luigia, nato a Bitigne di Sotto nel 1929, scolaro;

-       Scherl Luigia, di Antonio e di Decleva Maria Luigia, nata a Bitigne di Sotto nel 1930, scolara;

-       Scherl Giuseppe, di Antonio e di Decleva Maria Luigia, nato a Bitigne di Sotto nel 1936.

 -       Valencio Andrea, di Luca e di Rebec Marianna, nato a Ratecevo in Monte l’8 febbraio 1864, contadino, residente a Ratecevo;

-       Valencio Antonia, di Andrea e di Barbic Giuseppina, nata a Ratecevo in Monte il 10 gennaio1903, casalinga;

-       Valencio Giovanna, di Andrea e di Barbic Giuseppina, nata a Ratecevo in Monte il 14 novembre 1914, casalinga;

-       Valencio Maria, di Andrea e di Barbic Giuseppina, nata a Ratecevo in Monte l’ 11 agosto 1912, impiegata.

 

Trissino

-       Pezman Frank Giovanna, vedova Pezman, di Giuseppe e di Macne Maria, nata a Castelnuovo d’Istria il 31 gennaio 1904, residente a Smero;

-       Pezman Romana, di Giacomo e di Frank Maria, nata a Smero il 31 gennaio 1931, scolara;

-       Pezman Floriana, di Giacomo e di Frank Maria, nata a Smero il 22 febbraio 1932;

-       Pezman Giovanni, di Giacomo e di Frank Maria, nata a Smero il 31 dicembre 1934, scolaro;

-       Pezman Antonia, di Giacomino e di Frank Maria, nata a Smero l’8 dicembre 1900.

 

Insieme ai Pezman fu internato a Trissino Kernel Biagio, di Giovanni e di Kernel Marianna di anni 63.

 

Chiampo

Le tre famiglie erano composte da:

-       Grilj Giovanna, in Sansa, di Francesco e di Perlog Maria, nata a Ratecevo Monte il 14 maggio 1896, contadina, residente a Ratecevo Monte;

-       Sansa Vita, di Antonio e di Grilj Giovanna, nata a Fontana del Conte il 28 marzo 1930, scolara;

-       Sansa Giovanna, di Antonio e di Grilj Giovanna, nata a Fontana del Conte il 23 giugno 1936, scolara;

-       Grilj Luigia, di Francesco e di Perlog Maria, nata a Ratecevo Monte il 4 maggio 1905, casalinga;  

-       Kaluza Francesca, in Nemec, di Andrea e di Ciansek Giuseppa, nata a Postega l’11 novembre 1871, casalinga, residente a Bitigne di Sotto;

-       Nemec Stanislava, di Francesco e di Kalusa Francesca, nata a Bitigne di Sotto il 4 settembre 1916, casalinga;

-       Nemec Giovanni, di ignoto, di anni 12;  

-       Gasperic Francesca, vedova Sluga, di Antonio e di Valencio Marianna, nata a Primano il 14 luglio 1885, casalinga;

-       Sluga Giuseppina, di Giuseppe e di Gasperic Francesca, nata a Postegna il 20 marzo 1907, casalinga.


 

 

Note:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

[1] Il Ministero quantificò in 32 gli americani internati in Italia: il 26 agosto 1943 ne segnalò alla Croce Rossa Italiana i nomi e le rispettive località d’internamento. ACS, MI, DGPS, Div. aff. gen. e ris., Massime, b. 7, f. Americani internati, «Ministero dell’Interno, Roma 26.8.1943, alla Croce Rossa Italiana»

 

 

 

 

 

 

 

 

 

[2] La miseria nella quale versava l’internato lo indusse a richiedere alla Prefettura di Vicenza il trasferimento in un campo di concentramento dove pensava di ottenere maggior assistenza, poi, l’invio di nuovi capi di vestiario e di biancheria. Mentre alla prima richiesta non seguirono risposte positive, alla seconda la Prefettura diede parere favorevole. Ivi, «Telegramma dalla Regia Prefettura di Vicenza al Ministero dell’Interno, 25 febbraio 1942 ore 8» e «Regia Prefettura di Vicenza al Ministero dell’Interno, 15 giugno 1942».

[3] Così, nel maggio 1942, scrisse la figlia del Kenneth al padre internato: «[…]Sono felice che stai bene e che la gente è così buona. Il paese come lo descrivi, mi pare mio sogno per le vacanze[…]». La Lettera è tradotta dal tedesco. Ivi, «Traduzione. Berlino 29 maggio 1942».

 

[4] La testimonianza di Lino Brandellero, classe 1926, è riportata nell’opera di Paolo Savegnago e Luca Valente, Il mistero della Missione giapponese. Valli del Pasubio, giugno 1944: la soluzione di uno degli episodi più enigmatici della guerra nell’Italia occupata dai tedeschi, Cierre, Verona 2005, p. 362.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

[5] SPD CO, n° 210.279 «Appunto per il Duce, Roma 26 settembre 1942».


Home | Introduzione | Contatti | Links | Bibliografia